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giovedì 6 agosto 2009

BedZED, l'eco-quartiere di Bill Dunster a impatto zero

Il progettista Bill Dunster ha dato vita ad un funzionale quartiere residenziale. Potremmo dirlo un eco-quartiere in cui sono stati adottati tutti gli accorgimenti per il risparmio energetico ed idrico e anche i materiali sono stati attentamente scelti tra quelli prodotti sul posto in modo da limitare le emissioni inquinanti dei camion che li trasportano. Scopri una per una le soluzioni per il risparmio energetico adottate da Bill Dunster per il suo progetto BedZED sul portale Architettura Ecosostenibile - Soluzioni architettoniche per la riduzione dei consumi energetici.

mercoledì 27 maggio 2009

Pannelli. In legno? No! Proviamo con bambù, paglia e addirittura riso!

Nei paesi più sviluppati, la ricerca sul risparmio del legno, è condotta a livelli avanzatissimi per motivi sia di natura ambientale che economica. Nota la drammatica situazione delle foreste e l’esigenza di consumare quanto meno legname possibile, si cerca di trovare soluzioni architettoniche che ne minimizzino i consumi. Vi propongo qualche esempio da tenere in considerazione:

- in Olanda, Emvier, produce impiallacciature di bambù;

- la Sauder Woodworking Inc., principale produttrice di mobili pronti per l’assemblaggio degli Stati Uniti, produce pannelli di paglia;

- in Texas, l’Agriboard Industries, produce pannelli di paglia, di riso o di frumento, riducendo l’uso del legno del 90%;

- molto diffuso è anche l’MDF (Medium Density Fibre): legno sintetico prodotto con materiale di scarto che consente di risparmiare la deforestazione di circa 1200 ettari di suolo;

- l’azienda italiana Bonelli detiene un brevetto certificato a livello europeo: il PLS (Pannello di Legno Stabilizzato), costituito da legno mineralizzato e polverizzato, addizionato a cemento.

Tutti questi esempi sono la dimostrazione che si può progettare ecosostenibile per un futuro più verde.

Approfondimenti

Visita i siti di Sauder Woodworking Inc. Agriboard Industries MDFBonelli .

mercoledì 13 maggio 2009

Tokyo subway: energia umana cercasi.

Se le metropolitane di Tokyo ne avessero bisogno, cosa che dubito dato il grande affollamento della rete di trasporti sotterranei giapponese, questo sarebbe l’annuncio da affiggere davanti ad ogni ingresso. E’ infatti l’energia umana che, grazie alla East Japan Railway, proprietaria della Tokyo station, alimenta alcuni gates della metropolitana. Più precisamente, ad alimentare i varchi di accesso alla metro, è l’energia che le persone generano attraversandoli. Un’idea interessante, resa possibile da un particolare tappeto in grado di immagazzinare sotto forma di energia elettrica, la pressione che ogni utente esercita su di esso attraversandolo. Sono tappeti piezoelettrici (25 mq in totale) che producono complessivamente circa 1.400 Kw di energia al giorno, abbondantemente sufficienti a mantenere in funzione i gates della metropolitana.

Questa è la prova che tutti, ma proprio tutti possono aiutare a ridurre il consumo di energia, e per di più, senza accorgersene!

Si corre solo il rischio di vedere ecologisti convinti bloccare la fila per saltare ripetutamente sul posto.

Approfondimenti

Per avere un’idea delle dimensioni della metropolitana di Tokyo, e capire quanta energia si potrebbe produrre se questi sistemi fossero installati in tutte le stazioni, guarda la mappa [Pdf 888 KB]

venerdì 8 maggio 2009

Basta spendere soldi per la climatizzazione! Impariamo a scegliere il vetro più adatto alle nostre finestre

Edifici trasparenti, facciate vetrate e grandi aperture. Belle, senza dubbio. Ma energeticamente poco convenienti. Tuttavia, mantenere caldi in inverno e freschi d’estate ambienti molto vetrati, senza il ricorso alla climatizzazione artificiale, non è impossibile. L’importante è saper scegliere il giusto tipo di vetro.

Tre sono gli aspetti da riguardare per scegliere un vetro che consenta la riduzione dei consumi energetici:

1)      Riscaldamento – per essere energeticamente conveniente, un vetro deve evitare, in inverno, che il calore accumulato nell’ambiente, si disperda all’esterno. Il calore accumulato nell’ambiente è costituito dalle radiazioni infrarosse emesse dai corpi nell’ambiente (persone, computer, frigoriferi ecc) e dalla parte infrarossa della radiazione solare che, una volta attraversato il vetro, non riesce più ad uscirne. I vetri basso emissivi sono perfetti per l’isolamento invernale.

2)      Raffrescamento – in estate, viceversa, un vetro è tanto migliore, quanto più è in grado di minimizzare il guadagno solare, cioè quanto maggiore è la radiazione solare in ingresso che riesce a respingere. Questa volta, la parte infrarossa della radiazione solare deve poter uscire dall’ambiente attraverso il vetro, altrimenti si ha un effetto serra, quindi un considerevole e indesiderato aumento delle temperature interne. Vetri selettivi e vetri assorbenti sono adatti a questo scopo.

3)      Illuminazione – un vetro ottimale dal punto di vista del raffrescamento estivo, può non servire a ridurre il consumo di energia elettrica. Utilizzando un vetro assorbente, grigio, azzurro o verde per esempio, è vero che si riduce la radiazione entrante, ma si riduce anche la quantità di luce che entra nell’ambiente. Se un vetro assorbente mi costringe ad accendere le luci in casa più a lungo del normale, consumando energia elettrica, non ho raggiunto lo scopo desiderato.

Riguardare tutti e tre questi aspetti contemporaneamente, con le tecnologie attualmente disponibili, non è possibile.

A seconda di esposizione, destinazione d’uso, dimensione della superficie finestrata e latitudine, sarà importante concentrarsi su uno dei tre aspetti. Riscaldamento, raffrescamento e illuminazione, non sono ugualmente importanti in ogni zona del pianeta né su ogni prospetto di un edificio.

All’equatore, tanto per fare un esempio, progettare vetri basso emissivi è inutile: non è mio interesse isolare l’abitazione dal freddo. Piuttosto dovrei studiare un tipo di vetro che eviti l’innalzamento eccessivo delle temperature interne. Allo stesso modo, un vetro di una facciata esposta a sud, sarà diverso da quello di una esposta a nord.

E’ chiaro, quindi, che non si può generalizzare: sarà compito del progettista analizzare le caratteristiche dell’edificio ed il suo contesto e privilegiare, nella scelta del vetro, il riscaldamento piuttosto che il raffrescamento o l’illuminazione.

C’è molto altro da dire sui tanti tipi di vetro in commercio e in fase di sperimentazione… non mancherà occasione di parlarne!

martedì 5 maggio 2009

Dai Romani un materiale ecosostenibile: il laterizio

Il mattone è uno dei materiali da costruzione più antichi. Se dall’epoca dei Romani fino ai giorni nostri, nessun altro materiale è riuscito a sostituirlo, un motivo ci sarà. La sua durabilità, il suo potere isolante, la sua economicità e resistenza meccanica, l’hanno reso un materiale fondamentale per l’edilizia, in quanto caratteristiche difficilmente riscontrabili in altri prodotti.

Ma un’architettura in laterizi è ecosostenibile?

Materie prime - i laterizi sono prodotti a partire da rocce sedimentarie clastiche incoerenti: le argille, cui aggiungere minerali e smagranti (sabbia, farina di quarzo, farina di laterizio).

Produzione - al composto, dopo macinazione, mescola e bagnatura, viene data la forma voluta per estrusione o per stampaggio. Dopo l’essiccazione, il prodotto finale si ottiene dalla cottura nei forni a tunnel fino a temperature di 1200 °C.
Per realizzare laterizi porizzati, vengono aggiunti inerti all’impasto a crudo: generalmente palline di polistirolo, segatura, residui fibrosi della lavorazione della carta o altri materiali di scarto da riciclare, come previsto dal Decreto del Ministero dell’ambiente del 5 Settembre 1994. La cottura elimina questi materiali, generando piccoli pori d’aria, che riducono la densità del laterizio e migliorano le prestazioni di isolamento termico. Il processo produttivo dei laterizi, come visto, non genera rifiuti, anzi, consente di eliminare quelli provenienti da altre lavorazioni. L’unica pecca del processo produttivo dei laterizi, è l’impiego di un’enorme quantità di energia termica, quasi sempre di origine fossile, per la cottura. Alimentando la fornace con combustibili rinnovabili, si risparmierebbero circa 50TEP (tonnellate equivalenti di petrolio) ogni 1000 tonnellate di laterizi, evitando l’emissione di circa 150 tonnellate di anidride carbonica in ambiente. Il risultato sarebbe un mattone ecosostenibile a tutti gli effetti.  

Scenari di fine vita – il riciclaggio dei mattoni post-consumo è un procedimento costoso poiché necessita la rimozione preventiva di malte ed intonaci e spesso la percentuale di materiale da scartare perché non pulibile, risulta elevata. Massimizzare ed ottimizzare il riciclaggio dei materiali da costruzione è possibile progettando la dismissione dell’edificio o delle sue componenti nel progetto iniziale. Solitamente, i mattoni derivanti dalla demolizione di murature in laterizio, vengono riutilizzati come sottofondo per la costruzione di strade.

Il riciclaggio dei mattoni post-produzione, è più diffuso: gli scarti delle fabbriche vengono macinati ed utilizzati come smagranti nei successivi cicli di produzione.

I laterizi, derivando da materiali naturali e prestandosi ad essere riciclati nel loro stesso processo produttivo, sono per loro natura classificabili come materiali ecosostenibili. Il perfezionamento del processo produttivo, attraverso la ricerca di soluzioni tecnologiche che consentano di ridurre il consumo di risorse naturali ed energetiche in fase di produzione assicurando il rispetto dell’ambiente, fornirà presto un materiale perfetto dal punto di vista dell’ecosostenibilità.

Approfondimenti

"Analisi del ciclo di vita di un prodotto: il laterizio": un’accurata presentazione Power Point a cura dell’ingegnere Luca Venturi dell’Università degli Studi di Bologna. 

lunedì 27 aprile 2009

Bamboo, containers e la sostenibilità in Costa Rica

Al variare delle latitudini, cambiano le esigenze abitative, i materiali a disposizione e le tecniche costruttive.

Nell’America centrale, caratterizzata da un clima tropicale, le abitazioni non necessitano né di essere isolate dal freddo né di sistemi per il mantenimento di umidità e calore. E’ importante piuttosto che siano protette dall’afa attraverso sistemi di ventilazione naturale.

Non c’è quindi da meravigliarsi se, anziché in cemento, la casa costruttrice Bamboo Groves, in Costa Rica, realizza prefabbricati in bamboo riutilizzando container mercantili.

Tre le considerazioni che hanno portato ad abitazioni di questo tipo:
-   Facilità di reperire container in disuso in un Paese con due grandi porti;
-  Abbondanti piante di bamboo in Costa Rica;
-    Inquinamento atmosferico sempre maggiore.

Il bamboo utilizzato per i tetti a doppio spiovente, è il Guadua Bamboo, raccolto direttamente dalle piantagioni della Costa Rica. E’ una risorsa rinnovabile perché è una delle specie di bamboo a più veloce crescita e, per la sua versatilità, resistenza e flessibilità, ben si presta come materiale da costruzione. Forato all’interno, il bamboo consente la ventilazione naturale degli ambienti ed il loro raffrescamento.

Anche altri sono gli accorgimenti che promuovono queste abitazioni a progetti di architettura ecosostenibile. E’ il caso di un sistema per il riuso delle acque piovane e di sistemi per la produzione di energia elettrica ad alimentazione solare ed eolica. 

Approfondimenti

Visita il sito della casa costruttrice Bamboo Groves 

Model house movie: un breve filmato illustrativo 

Interessante questa presentazione del progetto dall’idea ai dettagli dell'arredamento

giovedì 16 aprile 2009

Edifici con le ruote: qualità dei materiali e rispetto dell’ambiente

Edifici con le ruote. Non è uno scherzo bensì una prospettiva ecosostenibile.

Riutilizzando nel settore delle costruzioni le 3 milioni di tonnellate di pneumatici dismessi ogni anno in Europa, si sottrarrebbero alle discariche grandi quantità di materiale, con conseguenti vantaggi economici ed ambientali. La Direttiva Europea nº 1999/31 vieta tra l’altro che i pneumatici, sia interi che triturati, siano conferiti in discarica. Attualmente, una volta fuori uso, in alternativa al conferimento in discarica, i pneumatici (una miscela di elastomeri –gomma-, carbonio, olii, vulcanizzanti, ossidi di zinco, acciaio e materiali tessili) vengono utilizzati soprattutto come combustibile. Ma molti altri sono i possibili utilizzi dei pneumatici fuori uso (Pfu) in edilizia:

- Pannelli per isolamento acustico;

- Pavimenti anti-shock;

- Pavimenti e tartan per piste di atletica, campi da tennis e di calcio. Il 90% dei materiali necessari per la realizzazione dei pavimenti è riciclato ed il 100% è a sua volta riciclabile.

- Supporto della moquette;

- Manti stradali. I pneumatici, se triturati, formano un composto che, per la sua elevata elasticità, può fungere da agente modificante per i conglomerati bituminosi utilizzati nella realizzazione dei manti stradali.

Utilizzare pneumatici riciclati per la realizzazione di architetture ecosostenibili, consente di sfruttare al massimo le risorse disponibili minimizzando la produzione di rifiuti.

Approfondimenti    

Design ecosostenibile: Bagigi Rubber e la IGI-Bag nata da pneumatici usati

Eco.Pne.Us è un consorzio volontario senza fini di lucro che ha tra gli obiettivi quello di favorire il miglioramento dei processi di recupero e riutilizzo di Pfu anche attraverso la promozione di studi e ricerche.

Prodotti per l’edilizia ottenuti da Pfu: Sycorex Ricerche Italia

martedì 31 marzo 2009

Biocompatibilita' ed ecosostenibilita', differenze

Spesso, erroneamente, i termini biocompatibilità ed ecosostenibilità, sono trattati come sinonimi. In realtà, tra i due termini, ci sono sostanziali differenze.

La biocompatibilità è la caratteristica di un materiale di essere in armonia con l’ambiente. Essa è propria di materiali che, se immessi nell’ambiente, non lo inquinano. I materiali biocompatibili per eccellenza sono i materiali naturali.

Un materiale si definisce ecosostenibile se la sua presenza in termini di inquinamento, è facilmente “sopportata” dall’ambiente. Si tratta quindi di materiali il cui approvvigionamento e la cui produzione, non provoca il consumo sfrenato di risorse non rinnovabili e che, in quanto riciclabili o riutilizzabili, non si trasformano unicamente in rifiuti dopo l’utilizzo.

Definire un materiale biocompatibile, non è lo stesso che definirlo ecosostenibile. Viceversa, un materiale ecosostenibile, sarà quasi sicuramente anche biocompatibile.


Per comprendere a fondo la differenza tra i due sostantivi, propongo l’esempio del legno: ottimo materiale da costruzione, nonché materiale biocompatibile per eccellenza. Una casa costruita interamente in legno, è compatibile al 100% con l’ambiente, ma, come sottolineato nell’articolo Cos’è la bioarchitettura pubblicato da lagocciabriantea “non possiamo distruggere la foresta dell’Amazzonia per fare i nostri pavimenti”. E’ chiaro quindi che il legno, pur essendo un materiale biocompatibile perche’ in perfetta armonia con l’ambiente, non è ecosostenibile perché per il suo approvvigionamento è necessario alterare importanti equilibri naturali.