martedì 31 marzo 2009

Biocompatibilita' ed ecosostenibilita', differenze

Spesso, erroneamente, i termini biocompatibilità ed ecosostenibilità, sono trattati come sinonimi. In realtà, tra i due termini, ci sono sostanziali differenze.

La biocompatibilità è la caratteristica di un materiale di essere in armonia con l’ambiente. Essa è propria di materiali che, se immessi nell’ambiente, non lo inquinano. I materiali biocompatibili per eccellenza sono i materiali naturali.

Un materiale si definisce ecosostenibile se la sua presenza in termini di inquinamento, è facilmente “sopportata” dall’ambiente. Si tratta quindi di materiali il cui approvvigionamento e la cui produzione, non provoca il consumo sfrenato di risorse non rinnovabili e che, in quanto riciclabili o riutilizzabili, non si trasformano unicamente in rifiuti dopo l’utilizzo.

Definire un materiale biocompatibile, non è lo stesso che definirlo ecosostenibile. Viceversa, un materiale ecosostenibile, sarà quasi sicuramente anche biocompatibile.


Per comprendere a fondo la differenza tra i due sostantivi, propongo l’esempio del legno: ottimo materiale da costruzione, nonché materiale biocompatibile per eccellenza. Una casa costruita interamente in legno, è compatibile al 100% con l’ambiente, ma, come sottolineato nell’articolo Cos’è la bioarchitettura pubblicato da lagocciabriantea “non possiamo distruggere la foresta dell’Amazzonia per fare i nostri pavimenti”. E’ chiaro quindi che il legno, pur essendo un materiale biocompatibile perche’ in perfetta armonia con l’ambiente, non è ecosostenibile perché per il suo approvvigionamento è necessario alterare importanti equilibri naturali.

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